Storia della Cooperativa
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La Storia della Cooperativa Artieri
Scopo principale della costiruzione della Coop fù quello di poter permettere agli artigiani alabastrai, taglieggiati dai commercianti privi di scrupoli, di avere un magazzino di raccolta di tutti i manufatti da gestire in regime di monopolio. Infatti la più grossa fetta dei guadagni andava alla rete dei commercianti, i quali avevano il potere di speculare due volte: la prima al momento dell’acquisto, dove trovavano lavoranti impossibilitati ed incapaci ad essere loro stessi commercianti dei propri prodotti; la seconda con la vendita agli acquirenti.
A causa del disagio in cui si trovavano a vivere, gli alabastrai erano perciò in un continuo stato di agitazione. La loro unica forma organizzativa e di difesa era la manifestazione di piazza, che veniva però condannata e punita nelle aule di tribunale. Maturò in questo ambiente, nei dieci anni precedenti al 1895, l’idea della nascita della Società Cooperativa. Questa nacque su progetto di Onorato Della Maggiora, personaggio assai stimato a Volterra per il suo amore per i problemi dell’alabastro e per le sue esperienze acquisite nel settore. Il progetto presentava, già nel 1894, come scopo principale quello di monopolizzare il settore, creando un magazzino al quale tutti gli artigiani fossero obbligati a vendere e dal quale tutti i commercianti fossero obbligati a comprare. La forma associativa era motivata dalla necessità di dare ai lavoranti una difesa, seppur parziale, dei loro interessi.
I primi soci fondatori nel 1895 furono 472 con 35 apprendisti.
La Cooperativa nacque però con l’importante limite dell’esiguità del capitale iniziale. Come azienda non fu in grado di assicurarsi quel patrimonio che le sarebbe stato necessario per raggiungere il monopolio della produzione. Già l’anno seguente la Cooperativa non era più in grado di assicurare l’acquisto di tutto il manufatto dei suoi soci, e dovette quindi restituire ad essi piena libertà d’azione. A peggiorare questa già difficile situazione intervennero anche alcuni aumenti dei dazi doganali, che andarono a gravare sulle esportazioni. La Società Cooperativa continuò comunque la sua attività anche se con compiti più limitati, rinunciando ad arrivare al monopolio della produzione, ma avendo come obiettivo più immediato quello di soddisfare le esigenze del ristretto numero dei lavoranti che erano rimasti.
L’AFFERMAZIONE DELLA COOPERATIVA ARTIERI A INIZIO ‘900
Una svolta nella gestione della Società fu data dall’elezione
a presidente di Enrico Barbafiera, sotto il quale fu possibile realizzare la
sistemazione della Cooperativa come azienda. Prese iniziative che consentirono
il recupero dei capitali già immobilizzati dando una prospettiva economica
alla società. Mise l’azienda sul piano dell’economicità arrivado
a procurare un volume d’affari notevole. Fu il Barbafiera infatti che
vide la necessità di allargare le relazioni con l’estero e prese,
in questo senso, opportune e riuscite iniziative. Migliorò inoltre l’indirizzo
della produzione aumentando le applicazioni dell’alabastro. IL NUOVO SECOLO
Durante gli anni della guerra la Cooperativa prese alcune importanti iniziative,
due delle quali sono forse più degne di nota. La prima fu la promozione
di concorsi e l’istituzione di borse di studio per la locale Scuola d’Arte,
investendo così nella formazione dei loro futuri maestri artigiani. La
seconda ebbe una più importante ricaduta economico-sociale. In quegli
anni l’imperversare del conflitto mondiale aveva drasticamente ridotto
le vendite e fatto crescere il numero dei disoccupati, la Cooperativa si preoccupò allora
di organizzare e dirigere una sottoscrizione azionaria il cui ricavato andò investito
in oggetti d’alabastro che dei rappresentanti portarono sui mercati dei
paesi neutrali. L’operazione si concluse con successo e servì ad
assorbire un po’ di manodopera disoccupata.
Per il settore dell’alabastro e l’attività della Cooperativa si aprì un nuovo periodo economicamente favorevole. LA CRISI DEL 1929 E IL FASCISMO ![]() La crisi del 1929 fu un duro colpo per la manifattura dell’alabastro.
La maggior parte delle ditte si sciolse e quelle poche che rimasero dovettero
ridurre in modo consistente il proprio organico. Gli artigiani furono costretti
a ricorrere a più disparati lavori, impiegati presso l’ente Bonifica
della Valdera, o come zappatori o scalpellini per il lastricato cittadino,
o come infermieri nel frenocomio di San Girolamo.
Il fascismo intanto non lesinava per gli alabastri volterrani le rapine legalizzate, le estorsioni e la cancellazione di ogni forma democratica. La perdita di autonomia per la Cooperativa Artieri iniziò nel 1925, quando fu sciolta la lega Nazionale delle Cooperative. Lo statuto della Società fu la prima cosa a cui i fascisti posero mano. In parte già precedentemente modificato, nel 1932 fu “ritoccato” articolo per articolo. Alla direzione della Cooperativa si succedettero nel Ventennio gli uomini
più rappresentativi del Partito Nazionale Fascista volterrano. A Pisa
le gerarchie federali seguivano con attenzione gli avvicendamenti e i problemi
della Soc. Artieri, poiché ritenevano che contenesse focolai sovversivi
essendo stata per lunghi anni uno dei centri della vita democratica cittadina.
La Cooperativa subì negli anni del regime gravi mutilazioni; perse la
libertà democratica che era tipica di questa associazione, e andò incontro
ad una grave distruzione economica e aziendale, dovuta alla politica autarchica
voluta da Mussolini e alla scelte di politica estera. LA RIPRESA NEL DOPOGUERRA La caduta del fascismo e la fine della Seconda guerra Mondiale restituirono
la Cooperativa ai suoi soci, i legittimi proprietari.
Nell’immediato dopoguerra tutto il comparto dell’alabastro era in rovina, trovandosi in un mercato senza compratori. Era un periodo in cui i cittadini avevano bisogno, prima di tutto, dei beni di consumo. Fortunatamente arrivarono a Volterra, con l’esercito di liberazione, i primi clienti, le truppe della V armata americana. Questi commissionarono gli stemmi della loro armata agli alabastrai e trovarono nei piccoli oggetti realizzati in questa straordinaria pietra l’oggetto ricordo da portare a casa. Furono compratori di modeste pretese, ma grazie a queste vendite per la Cooperativa, che aveva i suoi magazzini pieni di oggetti prodotti durante la guerra e rimasti invenduti, fu possibile riprendere forza e nuovo slancio economico.
GLI ANNI DEL BOOM ECONOMICO Negli anni dell’immediato dopoguerra, e fino ai primi anni ’50,
la Coop. Artieri era l’unica azienda presente sul territorio che poteva
garantire una certa sicurezza e stabilità agli artigiani alabastrai.
Arrivò a contare in quel periodo circa 185 soci, ognuno dei quali aveva
alle proprie dipendenze dai due ai cinque operai. A questi andrebbero aggiunti
tutti quegli artigiani che lavoravano per l’indotto: i fabbri e i falegnami
che producevano e riparavano gli arnesi degli alabastrai. In tutta Italia negli anni ’50-’60 c’erano decine e decine
di negozi che compravano l’alabastro di Volterra. Si trovavano dislocati
lungo tutta la penisola, dal Lago Maggiore alla costa adriatica, dalla riviera
ligure alla costa amalfitana. A Roma un grandissimo magazzino, cliente della
Cooperativa, serviva i negozi di souvenirs di tutta la città.Le esportazioni più importanti erano dirette verso il Messico, il Portogallo e la Grecia, senza contare gli Stati Uniti che erano, ed ancora oggi rimangono, il mercato principale per i manufatti della Coop. Artieri. Altri significativi contatti commerciali erano attivi con paesi dei cinque continenti: Francia, Germania, Paesi Scandinavi, Sud Africa, paesi del Sud America, Giappone e Australia.
La richiesta di lavoro crescente e il volume delle vendite fortemente incrementato
portarono nelle casse della Società notevoli utili, che furono reinvestiti
nel campo immobiliare. Nel 1958 fu acquistato il palazzo in via Dei Sarti,
che per anni è stato la sede della Cooperativa. Poco dopo fu comprato
anche il terreno adiacente alla via Pisana, con i locali dell’”ex-Cerri”,
dove fu collocato un laboratorio per gli artigiani dipendenti della Cooperativa.
Si tratta dei locali che oggi ospitano il magazzino e la sede amministrativa.
Gli anni del boom economico videro anche l’apertura di molti negozi di proprietà della Cooperativa stessa. In Toscana si trovavano non solo i due di Volterra, ma anche a Pisa, Siena e Firenze. Un grande passo fu fatto all’inizio degli anni ’60 quando la Coop. Artieri rilevò il negozio Limonex di Parigi, facendone un rivenditore esclusivo dei propri manufatti.
LA CRISI DEGLI ANNI ’70 E ‘80 Gli anni a cavallo tra la fine del ’60 e i primi anni ’70 segnano
l’inizio della crisi per il settore dell’alabastro volterrano.
La concorrenza per la Cooperativa e
per tutto il settore era rappresentata da oggetti prodotti in serie, di minor
pregio artistico, ma con prezzi notevolmente inferiori.La crisi si fece acuta negli anni ’80 con la mancanza di commesse dall’estero; non c’erano più i compratori da Francia, Germania, Paesi Scandinavi e Australia. I contatti commerciali sopravvivevano a fatica con il Giappone, e gli Stati Uniti rimanevano l’unico mercato importante, anche se ridimensionato nel volume d’affari. La drastica riduzione delle vendite comportò che il numero degli artigiani si ridimensionasse notevolmente in tutto settore cittadino dell’alabastro. Numerose aziende private furono costrette a chiudere. La Cooperativa vide diminuire in modo considerevole il numero dei propri soci, il cui numero negli anni ’80 scese a circa 50. |








La Cooperativa Artieri nasce a Volterra nel 1895 con il nome di Società Cooperativa Industriale Magazzino di lavori in alabastro. Cambierà il nome in Società Cooperativa Artieri dell’alabastro nel 1908 in seguito alla visita di Gabriele D’Annunzio a Volterra; si deve proprio a lui il nome “Artieri”.
I
commercianti, padroni del mercato dell’alabastro e con importanti interessi
nel settore delle vendite dei generi alimentari, erano arrivati a pagare gli
artigiani non in moneta, bensì con buoni viveri. Spesso però i
generi di largo consumo acquistati con tali buoni erano di bassa qualità o
addirittura avariati.
Gli
anni 1900-1910 furono assai favorevoli al mercato dell’alabastro. In
più il governo durante il periodo giolittiano (1903-1914) aiutò il
settore dell’artigianato cercando di dare la giusta spinta alla produzione
sia sui mercati esteri e che interni.
In tutta Italia negli anni ’50-’60 c’erano decine e decine
di negozi che compravano l’alabastro di Volterra. Si trovavano dislocati
lungo tutta la penisola, dal Lago Maggiore alla costa adriatica, dalla riviera
ligure alla costa amalfitana. A Roma un grandissimo magazzino, cliente della
Cooperativa, serviva i negozi di souvenirs di tutta la città.
Gli anni a cavallo tra la fine del ’60 e i primi anni ’70 segnano
l’inizio della crisi per il settore dell’alabastro volterrano.
La concorrenza per la Cooperativa e
per tutto il settore era rappresentata da oggetti prodotti in serie, di minor
pregio artistico, ma con prezzi notevolmente inferiori.


